
Forghieri, modenese anche lui come il "Drake", figlio di un tecnico della Ferrari, ha fatto una carriera fulminante. Viene assunto nel ’60, appena laureato in ingegneria meccanica, dopo 18 mesi è responsabile tecnico della Casa di Maranello, e fino al 1984 capo assoluto del reparto corse. Ha mietuto una messe spaventosa di successi, sia in Formula 1 sia nella categoria Sport-Prototipi (oggi purtroppo praticamente scomparsi dai circuiti europei, Le Mans a parte, e mai abbastanza rimpianti). Per non parlare della Formula 2; del Campionato di Tasmania, dall’altra parte del mondo; del Campionato europeo della montagna… Una storia davvero avventurosa, e pur quotidianamente "normale" la sua, che nel libro viene narrata come se si fosse lì ad ascoltarlo, magari seduti al tavolo di una trattoria della "bassa", con una bottiglia di Lambrusco davanti. Forghieri di cose ne sa tante, ne racconta molte, e certamente sa molto più di quanto dica. Ma è logico che sia così. Però scrive quel che pensa, senza infingimenti. Come nel rapporto con Enzo Ferrari, figura scomoda e difficile ma anche sapiente e paterna.
Quindi, un libro da non perdere, per ripercorrere un’epoca che non tornerà più: quella delle automobili da corsa "vere", con i carburatori sotto il cofano e niente elettronica; con il cambio manuale e il pedale della frizione. Insomma: un ritratto a tinte vive di un mondo vero e "maschio", lontano mille miglia dall’ambiente della Formula 1 di oggi, fatto di copertine patinate e da personaggi da serial tv.




